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Pastiera napoletana

Pastiera Napoletana

Pastiera napoletana. La storia della pastiera si trova in tantissimi blog, quindi è inutile che mi metta a copiare articoli trovati su altri siti, di nuovo non c’è  niente. Pensiamo alla ricetta.
Se non trovate il grano cotto lo potete cuocere voi, oppure potete usare l’orzo perlato, anche questo da mettere a bagno la sera prima e cuocere poi, oppure il riso a chicco tondo cotto 20 minuti.
La pastiera è l’antico dolce napoletano conosciuto anche all’estero che si prepara a Pasqua, è buono, sa di primavera, è il dolce che segna il confine tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.  Io ho comprato il grano, l’ho messo a bagno per 3 giorni cambiando l’acqua 3-4 volte al giorno, l’ho messo a cuocere per un paio di ore, l’ho fatto scolare e con una parte ho preparato la pastiera, mentre l’altra l’ho congelata.

 

 

Ingredienti per la pastiera napoletana:

per una teglia da 24 cm

  • una base di pasta frolla
  • 300 g di farina 0
  • 200 g di burro
  • 100 g di zucchero
  • 1 uovo bio
  • un pizzico di sale,
Si uniscono farina, zucchero, sale, si aggiunge poi il burro freddo a pezzettini e l’uovo. Si impasta molto velocemente cercando di non scaldare l’impasto, se dovesse mancare dle liquido aggiungete qualche goccia di acqua fredda. Si fa una palla e si mette a riposare nella parte meno fredda del frigorifero. Dopo una/due ore si riprende la pasta frolla e si stende con il mattarello, se si dovesse scaldare e rompere va rimessa in frigorifero, non fate l’errore di rimpastarla.

Ingredienti per il ripieno:

  • 300 g di ricotta di pecora,
  • 300 g di grano cotto
  • 200 g di zucchero
  • la buccia grattugiata di 2 limon1
  • 20 g di cedro candito
  • 20 g di arancio candito
  • 10  di zucca candita,
  • 50 g di latte,
  • 15 g di burro
  • 3 uova intere più 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di vaniglia biologica, (estratto)
  • 1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio
  • 1 pizzico di cannella

 

Mettete in una casseruola, a fuoco basso, il grano cotto, il latte, il burro e la scorza grattata di un limone, fate cuocere per 10 minuti fino a che non diventa una crema.

A parte frullate, la ricotta, le uova intere, i tuorli, lo zucchero, la vaniglia, l’acqua di fiori d’arancio, la cannella. Lavorate tutto bene per rendere l’impasto fine, aggiungere poi la buccia grattata di 1 limone e i canditi tagliati a dadini. A questo punto unire il grano cotto che dovrebbe essere freddo ed amalgamare bene.

Riprendete la pasta frolla, stendetela ad un’altezza di 1/2 cm e rivestire il ruoto per la pastiera, (diametro 22 cm), ovviamente imburrata e infarinata o su carta forno. Sistemare bene la pasta frolla e versarvi dentro l’impasto, livellatelo bene, e decoratelo con la classica griglia fatta di strisce di pasta frolla 7, che riprendono la planimetria del centro storico di Napoli, e 7 sono gli ingredienti utilizzati: Farina, ricotta, grano, uova, l’acqua di mille fiori, il cedro e le spezie aromatiche.

Infornate a 140°C per circa 2 ore e mezza, la pastiera deve cuocere lentamente, deve rimanere morbida dentro ma non cruda e deve prendere il suo colore tipico.

Preparatela con largo anticipo, deve stare due giorni a riposo prima di essere consumata. Spolveratela di zucchero a velo, portatela in tavola con la sua teglia e tagliatela direttamente da lì. Se vi dovesse rimanere, cosa poco probabile, rimane in frigorifero per 4-5 giorni. [1]

Pastiera 2020

Pastiere negli anni

 

 

pastiera

 

 

[1] da vesuviolive:

Come la maggior parte delle pietanze napoletane le origini della pastiera sono antichissime: risalgono alla Neapolis greca.

Questo dolce tipicamente pasquale, secondo la leggenda, nacque come offerta alla Sirena Parthenope come atto di devozione da parte del popolo. Ma non tutti sanno che la grata di pastafrolla, ovvero le strisce che si incrociano sopra il ripieno fatto di ricotta e grano, non vanno fatte a casaccio. Devono essere in un numero complessivo di sette, quattro in un senso e tre nel senso trasversale, a formare la planimetria di Neapolis, cioè del centro storico della Napoli attuale.

Esse rappresentano i tre Decumani e i quattro Cardini della città antica greca. Il grano, con la ricotta richiama il pane romano di farro del “confarratio“: il pane in uso nel rito matrimoniale romano. E ricordano le focacce rituali diffuse in epoca paleocristiana, composte da latte e miele che i catecumeni ricevevano nella notte di Pasqua al termine della messa.

 

dal sito pastiera.it

 

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