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Ricette Toscane: Testaroli al pesto della Lunigiana

Tanti anni fa trovandomi a Milano per lavoro fui invitata in  un delizioso ristorante che si chiamava “I Pontremolesi” e lì ci fu l’incontro tra me e il testarolo. Buoni, fu amore a prima vista, per tanti anni ho ricordato quel piatto così particolare, che non ho ritrovato in nessun ristorante, erano tempi in cui internet non esisteva, e trovare una ricetta  così particolare era davvero difficile, e poi non mi ricordavo neppure come si chiamasse, e poi a quell’epoca stavo molto poco a casa a cucinare dico la verità. Per chi ancora non avesse capito sto parlando dei Testaroli, famosa ricetta di Pontremoli, grosso comune della provincia di Massa Carrara.
Qualche cenno storico su Pontremoli mi pare doveroso, è, fra l’altro una splendida zona dal punto di vista paesaggistico. Il comune appartiene geograficamente e culturalmente alla regione storica della Lunigiana. Interessante la spiegazione dell’etimologia del nome Pontremoli, che deriva da Monte Vergine, Verdeno e poi  dopo un lunghissimo percorso si trasforma in Pontremoli.
Pontremoli è il comune più a nord della Toscana, e sorge nell’alta vallata del fiume Magra, alla confluenza con il torrente Verde e la regione storica, conosciuta come Lunigiana, è circondato da alti rilievi collinari ed è ubicato su uno dei più antichi percorsi che collegano la Val Padana con la Liguria e la Toscana, un tempo percorso della Via Francigena. Pontremoli è diviso in centro storico e Verdeno, la zona al di là del torrente Verde. Per finire, ci sono fondate ipotesi che Pontremoli corrisponda alla leggendaria Apua, capitale dei Liguri Apuani.
Andiamo alla ricetta.

Ingredienti:

I  testaroli sono un piatto molto povero,  solamente acqua e farina. Ecco questa è la vera “cucina casalinga”, ebbene io sono  fiera di saper cucinare questi meravigliosi piatti che appartengono alla nostra cultura, sono una foodblogger anche per questi motivi, amo la cucina del territorio e se il territorio è quello della mia amata terra di Toscana è anche meglio, ma riesco a muovermi anche in altre regioni, ho il coraggio e la voglia di imparare e mettermi in gioco, nulla in cucina mi spaventa, molte cose non mi appassionano e non mi interessano, alcune le faccio perché vanno fatte, ma non sono una chef, non mi è mai interessato fare la chef altrimenti l’avrei fatta, come non ho mai voluto aprire un ristorante, nonostante mio marito me lo abbia chiesto svariate volte, io amo gli ingredienti, la cucina è per me ricerca, storia, racconto, per questo ho scelto di aprire i miei blog.

60 grammi di farina 0  e un bicchiere d’acqua tiepida a commensale, deve venire una pastella abbastanza liquida,
1 testo di ferro oppure una padella antiaderente bella grande, 30/32
Fare una pastella abbastanza fluida, senza grumi, mettere a scaldare il testo di ferro e quando è molto caldo versarvi la pastella, deve essere una crepe, ma più bassa di quella che vedete in foto, e un po’ più nocciola, io mi sono fidata della spiegazione del libro, ma è venuta troppo alta, fatela meno di mezzo cm. Fare queste maxi crepes come si fanno normalmente, e poi farle freddare, mettere intanto dell’acqua a bollire in una pentola capace, appena le crepes sono fredde tagliarle a losanghe, appena l’acqua bolle salare e spegnere il fornello, calare i testaroli tagliati a losanghe e tenerli a mollo per 3-4 minuti, scolarli bene e condirli con un pesto molto leggero, un po’ liquido con poco aglio, io avevo il mio pesto congelato, una generosa grattata di pecorino romano e un bel giro d’olio evo, ditemi poi cosa ne pensate dei testaroli

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This Post Has 14 Comments

  1. CoCò

    Adoro queste storie, conoscere altre culture piatti etc. Brava

  2. CoCò

    Adoro questi racconti di passato che rivivono in un piatto complimenti!

  3. Daniela

    Non li ho mai provati devono essere squisiti. Buona giornata Daniela.

  4. raffy

    è la prima volta che li vedo…chissà che buoni!!!

  5. Fr@

    Non li conoscevo, leggendo la ricetta e vedendo la foto mi piacciono, o meglio e il tipo di pasta che mi piace “acqua e farina”.
    Concordo con queste tue parole: “la cucina è per me ricerca, storia, racconto”.
    Buon fine settimana Tamara.

    1. Lu

      Grazie per aver descritto così bene il piatto che mi ha accompagnato per tutta l’infanzia. Grazie per avermi donato un po’ della mia terra ora che sono lontana.
      Un grazie di cuore da parte di una pontremolese.

  6. Fabipasticcio

    Standing ovation, me li gusto tutti virtualmente però! Buon fine settimana carissima

  7. fata confetto

    Ciao Tamara,
    vedo che rimani anche con questo tipico piatto nei pressi della mia città di adozione.
    Una cugina di mio marito quando ci invita ce li prepara, una cosa molto particolare, che fuori dall’area delle Apuane subito si perde. A Carrara chiamano ttscana la zona da Montignoso in giù…loro sono un’isola linguistica e gastronomica.
    Ciao:-)
    Marilena

  8. Edith Pilaff

    Buonissimi,ogni tanto li faccio anch’io (forse un po’ blasfemi,ci metto un pochetto di farina integrale).
    Meritano di essere piu’ conosciuti!
    Un bacione e buon weekend.

  9. SQUISITO

    Ciao! ti rubo solo qualche secondo per informarti del mio nuovo contest appena iniziato, ricco premio in palio, un viaggio!
    Ti aspetto da me, se ti va!
    http://squisitocooking.blogspot.it/
    Grazie!

  10. SQUISITO

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  11. Anonymous

    Mi farebbe piacere se i vostri articoli venissero condivisi da voi nel mio gruppo di Ricette cucina intolleranze alimentari http://www.facebook.com/groups/260221440752843/ richiedendone l’iscrizione. Grazie
    Immacolata

  12. Franco Milli

    Però collegare i testaroli pontremolesi ad “un pezzo della maremma” ci vuole un gran coraggio!!!
    Cucine, geografia e tutto in antitesi

    1. TamTam

      Cosa c’entra scusa, “un pezzo della mia maremma” è il nome del blog ma io preparo anche ricette africane o svedesi, secondo te dovrei fare solo ricette maremmane? Stai tranquillo che la geografia la conosco e anche bene, spero che tu abbia voluto fare una battuta…saluti

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